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rock strumentale che si rifà al suono del vento nei giorni in cui il cielo non promette nulla di buono
discografia
post pubblicato in Discografia, il 1 gennaio 2007


LE SOLEIL QUITTE CES BORDS
DVD



2005


Federica Gonzato: basso e voce


Giulio Pastorello: chitarra elettrica e Korg Electribe.


Fabio Ferrando: montaggio video e immagini.


Manuel Baldini: immagini.


Massimo Fontana: chitarra elettrica.


Nicola Frigo: registrazione e mixaggio audio.



Vicenza. Domani sera si terrà un evento del tutto particolare dedicato ad una delle più singolari e affascinanti personalità della letteratura europea, Arthur Rimbaud. Lo spettacolo, intitolato Le soleil quitte ces bords (il sole diserta queste sponde), ruota attorno ad una composizione in musica ed immagini ispirata alla biografia del celebre poeta francese nato nel 1854 e morto nel 1891, artefice di una breve e intensa produzione poetica concentrata tutta fra il 1870 e il 1878. Il lavoro nasce dalla collaborazione tra i musicisti del gruppo eroma e gli artisti Fabio Ferrando e Manuel Baldini. eroma, band formatasi nel 1997 e che al proprio attivo ha tre album autoprodotti, un’importante produzione Wallace Records e una costante attività live, è formato da Federica Gonzato (baso e voce), Giulio Pastorello (chitarra elettrica e Korg electribe) e Massimo Fontana (chitarra). Per l’occasione eroma darà vita ad un’esibizione a metà strada fra rock, noise e psichedelia, dialogando con il materiale video ispirato alla vita di Rimbaud a firma di Fabio Ferrando e Manuel Baldini. Realizzato in occasione della partecipazione al festival torinese “Blog on Rimbaud” tenutosi nel magio scorso, Le soleil quitte ces bords viene proposto in anteprima a Vicenza, nel Capannus, uno spazio per “accadimenti contemporanei” che, dopo i recenti eventi (…) si apre nuovamente al pubblico con questo primo appuntamento autunnale. La performance sarà introdotta dalla voce di Marco Cavalli. Il giornale di Vicenza di venerdì 28 ottobre 2005


 


EROMA
La maschera mancina.
Nascosti come un burattinaio dove i fili sono le corde degli strumenti. Eroma, anche il nome è travisato, quasi il pudore di leggerlo dalla parte giusta. Nel 1997 Federica Gonzato, Ilaria Ellero e Massimo Fontana, nella tipica formazione basso batteria chitarra elettrica, spengono La Macchina Di Werther, un mezzo ormai obsoleto, per avviare Eroma. Una ricerca anomala la loro, come camminare a lato della strada dove l’asfalto finisce. Quindi brani con una linea melodica definita, ma privi di ritornello: in questa maniera c’è la possibilità di incastri sonori e intrecci fra voce e strumenti che non tornano mai due volte, quindi afferrati subito o lasciati cadere. Una ricerca anomala e tutt’altro che appariscente. Laddove la posa atteggiante, l’ostentazione di testosterone, lo sfoggio di strumentazione firmata fa parte del bagaglio del rocker, gli Eroma imprimono al loro cammino il passo discreto della donna. Il materiale è lo stesso, un tappeto sonoro granitico, tuttavia reso fragile dalle melodie e dalle voci che non emergono mai sopra le onde dei brani, ma sono esse stesse onde. Aggiungiamoci una propensione all’arte e un certo gusto per la letteratura decadente, il risultato è di gran lunga diverso dalla giocosa cattiveria adolescente, è il rock stesso. Giusto per incorniciarli, immaginiamo che i Velvet Underground invitano nel salotto di Andy Warhol i Joy Division mentre alla tivù sta scorrendo un film di fantascienza interpretato dai Sonic Youth. Con queste coordinate sviluppano i tre primi albums autoprodotti, “Blue Sound”, “L’ Atomo è Quasi Vuoto” e “Baal Zebub”. L’etichetta bolognese Acqued8 inserisce tre loro brani in due differenti raccolte di gruppi emergenti, infine nel 2003 entrano con cinque brani nel vol. 4 delle famose raccolte PO BOX 52, curate dalla Wallace Records di Mirko Spino, un faro per il movimento sotterraneo italiano. Xabier  Iriondo (ex Afterhours) il produttore. Il gruppo si avvale di collaborazioni occasionali, una sorta di progetto aperto, ecco allora Gi Gasparin, Nicola Frigo, Giulio Pastorello. Quest’ultimo, con il suo chitarrismo liquido ed abissale, darà vita alla seconda fase Eroma. 2004, Ilaria lascia il gruppo e con lei se ne va la batteria. Contemporaneamente, gli Eroma iniziano la collaborazione con Fabio Ferrando e Manuel Baldini, manipolatori e creatori di immagini. La stampa specializzata a differenza di quella locale coccola gli Eroma. Il mensile Blow Up li invita nel maggio 2005 ad un evento multimediale dedicato ad Arthur Rimbaud presso il castello di Rivara (To). Nasce “Le soleil quitte ces bords”. E questo è presente. Un dvd in edizione limitata (e ti sfido… confezione in stoffa cucita a mano) che tralascia l’opera letteraria concentrandosi sulla fuga del poeta maledetto seguendo i suoi deliri umani alla ricerca disperata di un qualcosa che alla fine, amputato nel corpo e nell’anima, troverà dentro di sé: una parola non pronunciabile. Le immagini sgranate e la tensione che cresce nei 42 minuti che guidano le sei situazioni di viaggio dell’artista, accompagnate da una mutazione sonora tra psichedelia, post rock, noise e space rock, con la definitiva scomparsa dei musicisti, ci conducono ad un concetto di arte che esula dalla mera esecuzione materiale. Tre strumenti a corda, sempre più fili per il burattinaio che li muove in una direzione ben precisa. Riuscire a pronunciare una parola con una mente mancina. Ci si maschera per gioco. A volte per pudore. Altre volte per essere migliori. O, più semplicemente, per essere noi stessi. Eroma. Amore. Corrado Randon, Kyos, febbraio 2006, numero 52


 


Gli eroma sono stati tra gli audaci che hanno aderito a Blog on Rimbaud, evento di passioni dissestate, contrattempi, contraddizioni e bellezza (…) C’erano anche gli eroma, dunque eccovi altro nettare all’assenzio. Torniamo sul luogo del delitto con un DVD d’impressionante bellezza che sposa la nostra idea, risponde a quanto già noi ci siamo chiesto qui e là e sempre abbiamo pensato di Rimbaud. Lucida l’analisi di Massimo Fontana. C’è dunque ancora traccia dell’inquietudine del giovane Arthur? Si direbbe di no; o, almeno, questa deve essersi smarrita da qualche parte là, nelle buie notti africane. Dal deserto, dall’allontanamento, dal silenzio del poeta (ri)partono gli eroma insieme a Fabio Ferrando e Manuel Baldini che hanno curato la parte “immagine”. Ed è suono-immagine centripeta. Psichedelia lenta, sfibrata, iterativa nei suoi tratti più rock (Velvet Underground, Pink Floyd e Windsor For the Derby) e ciò che vedete incanta e inquieta. Riprese di riprese. Sembianze in bianco e nero fino alla solarizzazione cromatografia, immagini di fluidi (vulcano?) tra il coagularsi di sangue malato e il fluidificarsi, fondersi degli acrilici di Richter. Primissimi piani di volti. Un’inversione dei colori e i lapilli d’un’eruzione notturna diventano neri insetti guizzanti in un lattice bianco-giallognolo. Al principio un ectoplasma catodico, una nave, appare sullo schermo. Si parte. Il poeta aveva già fatto silenzio. Se quello è il principio, gli eroma proseguono oltre la fine. Scriveva “Rimbaud”: Il sole diserta queste sponde e l’acqua di queste onde ghiacciate scuote il cervello, portandovi buio. Non salvarmi Isabelle, lasciami marcire. La mia nave sta partendo. Sono i primi tre quarti d’ora di quel viaggio. Eternità fittizia. (voto: 8)
Blow Up, aprile 2006, Dionisio Capuano. 


Intervista (versione integrale)

eroma - Una band con il coraggio di fare la propria musica.

Di Filippo Bordignon

Per comprendere il valore della band indipendente vicentina eroma le alternative sono due: saggiarli dal vivo o lasciarsi incuriosire dallo spessore dei suoi componenti. Nell’intervista che segue, qualche digressione nei campi dell’improvvisazione, dell’arte e della metodica con il chitarrista e cantante, Massimo Fontana.

Daniele Luttazzi ha dichiarato: "è possibile che una persona che ascolta Mino Reitano possa apprezzare John Zorn? No, è impossibile, perché non è preparata a quella musica. In compenso, per una persona che apprezza John Zorn, è possibile apprezzare Mino Reitano". Siete d’accordo? Se sì riuscite a identificare come sia possibile? Massimo: Bella domanda. Sì, è così, per come la vedo (anche) io. Direi che la sterminata produzione di John Zorn testimonia, oltre che di una padronanza tecnica notevole, anche di un impianto intellettuale che sottende a tutte le sue operazioni musicali. Mentre per Reitano l’approccio è unico, viscerale, emozionale; nel caso di Zorn siamo in presenza di una miriade di narrazioni musicali, intraprese, pensate e praticate. Con Zorn, oltre a questo, ha un forte peso la dimensione ironica del suo fare; una fare che espelle gerarchie e giudizi di valore. Quest’ultimo aspetto fa sì che John Zorn, o chi lo ascolta (sapendo ciò che ascolta), non possa che considerare Reitano un aspetto del Tutto musicale, che va comunque rappresentato e documentato. In questo senso, e in nessun altro (a mio parere), dovrebbe essere nei disegni di John Zorn arrivare a rappresentare anche Reitano. Reitano, diversamente, si pone in un contesto non omnicomprensivo e per niente ironico. Egli è ciò che è, dice ciò che dice e niente più di questo. Non esiste un doppio livello per lui, né una molteplicità di modi d’intendere la musica. Reitano non rappresenterebbe mai John Zorn (né un fans di Reitano ascolterebbe Zorn), né lo riconoscerebbe.

Perché nasce il progetto Eroma? I più, pare fondino un gruppo nella speranza di abbordare più ragazze... Massimo: Non posso non citare Thurston Moore che, nel corso di un’intervista, alla domanda sul perché i Sonic Youth usassero dilatare-collassare i brani in quel modo, rispose: “è il nostro modo per non dimenarsi sul palco nell’attesa di un pompino”. Ma in particolare, da dieci anni, gli eroma esistono per suonare la musica che vorrebbero ascoltare.

Nell'opera 4 il discorso si fa 'multimediale' e in Le soleil... con la collaborazione di Baldini e Ferrando del Capannus la faccenda s'intensifica in intense astrazioni. Quali erano le intenzioni e fino a che punto vi serviste dell'improvvisazione? Massimo: Abbiamo iniziato a lavorare con Fabio Ferrando (che ha seguito alcuni nostri concerti lavorando con le immagini) dopo la nostra pubblicazione per Wallace Records del 2003. La faccenda relativa a Le soleil quitte ces bords, diversamente, è nata con l’invito che Dionisio Capuano (mensile Blow Up) ci fece un paio d’anni fa: partecipare ad un festival a Torino costruito sulla figura del poeta Arthur Rimbaud. Lì abbiamo pensato ad un “approccio allargato” e, dunque, alla collaborazione con Fabio Ferrando, nuovamente, e Manuel Baldini che (a detta di Blow Up) hanno realizzato un lavoro con le immagini di impressionante bellezza. Musicalmente tutto è nato da improvvisazioni in stanza, un lungo brano che si sviluppava in sei parti. Abbastanza liquido, poco definito e psichedelico. In generale, in quell’occasione abbiamo lavorato, più che sui testi di Rimbaud, sulla sua biografia[1]; ci sembrava più spontanea e meno intellettualistica come operazione. Sei momenti della biografia per luoghi e situazioni di Rimbaud, resi in suoni e visioni. Siamo contenti del risultato, anche perché non si tratta del solito video che ritrae il gruppo dal vivo, né si tratta della promozione di un brano in particolare (in stile MTV) corredato da immagini che lo valorizzino. Si tratta di un lavoro di fusione tra suoni ed immagini: nessuna delle due componenti vuole primeggiare, vanno assieme.

E ora c'è il nuovo progetto 1971... Massimo: Già, anche qui ad interessarci è la biografia di Jim Morrison, il periodo di Parigi: la sua esistenza privata della musica dei Doors; come quella senza più poesia di Rimbaud, dopo Parigi. Un silenzio che non è silenzio, s’intende. Morrison e Rimbaud hanno vissuto e noi, per ciò che potevamo, abbiamo descritto quello. I nuovi brani, relativi a quest’altra biografia (Paris 1971), sono meno liquidi e indefiniti. Ritorna la batteria acustica e le voci sono più presenti. Rimane molto importante la presenza di Giulio che, oltre a suonare la chitarra elettrica, utilizza un Korg Electribe e torna alla batteria acustica. Federica al basso e alla voce ed io (Massimo) alla chitarra elettrica e alla voce. In ogni caso tra i due lavori, Le soleil quitte ces bords e Paris 1971, c’è una continuità. Volevamo anche recuperare un po’ dell’immediatezza e del “candore” di due artisti come Morrison e Rimbaud; con due esistenze così aperte all’avventura e refrattarie agli intellettualismi ed alle trasgressioni silenziose, da eterni adolescenti incompresi, dei nostri tempi.

Chi è l'ascoltatore ideale? Massimo: Aldilà di noi stessi, temo che sia colui che ha già ascoltato Windsor for the Derby, Yo la Tengo, Sonic Youth, Velvet Underground (terzo album)… Dico “temo” perché non mi dispiacerebbe che, oltre a questo ideale (e non comune) ascoltatore, vi fossero più persone disposte a confrontarsi con un diverso approccio musicale. Ma, forse, è un po’ come sperare che un fans di Mino Reitano venga ad un nostro concerto. Pazienza.

Rifinire un brano musicale non significa censurarne le intuizioni più spontanee e primordiali?
Massimo: Direi di no. O almeno, dovremmo prima raggiungere un accordo intersoggettivo su cosa si possa intendere per “spontaneo” o “primordiale”. Mi pare un po’ complicato riconoscere un’intuizione pura, primordiale e distinguerla da quella complicata stratificazione di stimolazioni cerebrali che siamo. Mi chiedo sino a che punto io possa essere spontaneo, dal momento che prendo in mano la chitarra il giorno dopo aver assistito ad un concerto degli Yo la Tengo ad Urbino. Un concerto che ha modificato ancora un poco il mio modo di intendere i suoni e la loro articolazione. Per quanto mi riguarda, io amo l’improvvisazione: tutti i nostri brani nascono in quel modo, poi vengono sviluppati nella direzione che ci sembra più rispettosa della prima intuizione. Altre volte, se il momento lo richiede, improvvisiamo e basta. Ma non direi che quando improvvisiamo siamo più spontanei di quando sviluppiamo una traccia. Per le ragioni che dicevo. Se poi vogliamo dire inconscio e intendere spontaneo, possiamo fare anche quello, ma in questo caso dovremmo ridiscutere tutto. Per questo motivo non vedrei la ragione umana, nell’atto di dare forma a della materia grezza, come censoria; a meno che non si sia di fronte alla produzione in serie di canzoncine sculettanti, alla rincorsa di una formula giro, ritornello assoletto che si ripete all’infinito; alla maniera di molti gruppi punk e pop che, nell’adottare questa logica da spot pubblicitario in musica, diventano molto abitudinari. Nulla di male, ognuno fa quel che gli piace: ma questa cosa non m’interessa, perché quel po’ di personale che potrebbe arricchire una formula (anche consolidata), andrebbe inevitabilmente a morire. E se questo può giustificarsi in uno spot pubblicitario, lo stesso non può dirsi per una forma d’arte, per quanto popolare.

Guardandovi attorno, cos'è capace di gettarvi nello sconforto? Massimo: Per quelle poche volte che accade, traggo sconforto più che altro da me stesso.

Qual è la vostra politica in merito agli assoli?
Massimo: Dovrei pensarci bene, voglio dire… al motivo per il quale non ho mai azzardato un assolo degno di questo nome.

Il Giornale di Vicenza (2 ottobre 2007)



[1] Sembra si sia aperto un varco sull’abisso che neanche il povero Rimbaud, a cavallo, nel deserto, deve aver vissuto sino in fondo. Arthur Rimbaud, con la sua esistenza, ben più che con le sue parole, conservò le stimmate del poeta maledetto, ma smarrì presto le chiavi d’accesso al santuario dell’arte, al tempio che anche Baudelaire aveva scorto. In questo senso, e solo in questo, le sue parole giungono a noi prive di significato: un involucro vuoto, un’antica mummia egizia che si aggira senza pace. Ma la scrittura mummificata di Rimbaud non incute più il minimo terrore, nessun brivido dietro la schiena. I suoi versi sono lì, di fronte a noi, come vecchi libri polverosi conservati in qualche noiosa biblioteca. C’è dunque ancora traccia dell’inquietudine del giovane Arthur? Si direbbe di no; o, almeno, questa deve essersi smarrita da qualche parte là, nelle buie notti africane. Per questo noi abbiamo chiesto al grande Rimbaud di tacere. Volevamo mano libera, licenza di indagare, un mandato di perquisizione: l’abbiamo avuto e ciò che sondiamo è la profondità del mare, la vastità del deserto e, persino nelle vecchie foto di gruppo, non troviamo traccia del poeta maledetto. Eppure un segno l’aveva concesso, smettendo di scrivere in giovane età (laddove Socrate non smise di cianciare di galli e divinità neanche a pochi istanti dalla fine). Silenzio. Dove sta allora Rimbaud? Dove i suoi versi? Da nessuna parte, ora è chiaro, perché proprio lì dovevano stare. Arthur Rimbaud, l’eretico, l’omosessuale, il senza dio, il solitario cittadino di distese sconfinate, l’archeologo, il senza patria, il trafficante d’armi è di gran moda: come mai prima d’ora. Sembra si sia aperto un varco sull’abisso che neanche il povero Rimbaud, a cavallo, nel deserto, deve aver vissuto sino in fondo. Qualcosa che ognuno di noi può scorgere a fianco, ma le parole per dirlo non sono state scritte. (Massimo Fontana, Le soleil quitte ces bords)





4 (DVD)


 



 


2005

Federica Gonzato: basso e voce
Fabio Ferrando: regia e montaggio immagini
Giulio Pastorello: Korg Electribe e chitarra
Massimo Fontana: chitarra e voce



In formazione a tre (Federica, Ilaria e Massimo) gli eroma dal vivo a Radio Sherwood: rock abissale, da un recesso dell'anima raggiunto, alla fine, dalla luce. Aggiungete un "ri - canto" dei Joy Division, con un brivido in seconda battuta. (6/7) Dionisio Capuano (Blow Up)


 


Una stanza che ne contiene almeno altre dieci Un rosso violaceo che trascolora fino a diventare trasparenza, per poi tingersi di toni cupi e crepuscolari. Non è esatto dire che "amore", letto al contrario, non significa nulla perchè significa eroma. E quelle descritte sopra sono alcune delle immagini che la loro musica può suggerire a chi la ascolta. L’occasione di sentirli dal vivo si è presentata sabato 30 marzo a Bozombo, locale di Longara, che si distingue per il nutrito calendario di proposte musicali cosiddette "alternative". Una musica che non passa inosservata, come sottolinea Federica Gonzato, basso e voce del gruppo. In effetti qualche misteriosa forza cattura nostra attenzione e rende più intrigante l’ascolto. Il suono, mai uguale a se stesso, serpeggia, muta in continuazione, percorre strade inaspettate e ci sorprende proprio nel momento in cui abbassata la guardia, il cervello si assesta su melodie che sembra riconoscere. E proprio sul "noise", sui rumori che si sviluppa la ricerca musicale degli eroma. Il gruppo ha già al suo attivo buoni riconoscimenti nei settori musicali specializzati: una terza posizione nella classifica finale dell’edizione 1999 del MEI concorso nazionale di musica underground per etichette indipendenti. L’obbiettivo di sperimentare in forma diversi livelli della creazione musicale del gruppo, come la scrittura delle partiture musicali e l’esecuzione stessa dei brani; quest’ultima si avvale spesso di accattivanti effetti di distorsione, ottenuti con la chitarra elettrica. Sembra chiaro dunque che il desiderio e la curiosità di forzare i limiti del già sentito del già codificato spingono il gruppo a dare un senso molto profondo al creare musica. "Oramai la musica contemporanea, di più facile fruizione, si serve di linee melodiche semplici che assomigliano a dei mantra, a preghiere recitate"- è ciò che afferma la voce del gruppo, Massimo. Il ritornello, solitamente ingrediente irrinunciabile di ogni canzone che voglia sopravvivere ai brevi minuti della sua durata, è ciò che gli eroma hanno sempre rifiutato sin dal primo disco autoprodotto, "L’atomo è quasi vuoto". Mai interessati, dunque, a conformarsi alla classica struttura della canzone, senza peraltro rendere i loro componimenti refrattari, impenetrabili alla comprensione del pubblico…in sostanza, la melodia non è latitante! Una filosofia e un modo di operare che non restano soltanto negli intendimenti del gruppo ma diventano realtà di musiche circolari. Il suono, è l’attore principale sul palcoscenico di Bozombo, un flusso continuo, inarrestabile, quasi ipnotico in brani come "Alieno" o "P.V.N.". Le parole, in tutta questa attenzione per le sensazioni sonore? Intimiste, incisive, delicate e affilate allo stesso tempo. Un’occasione per ascoltare soluzioni musicali davvero non comuni: è ciò che ha perso chi al concerto non c’era. Laura Pilastro (Mondo Musica) n° 0


 


 


PO BOX 52.4


 



 


2003


 


Federica Gonzato: basso e voce


Ilaria Ellero: batteria


Giulio Pastorello: batteria, chitarra, voce.


Nicola Frigo: chitarra.


Massimo Fontana: chitarra e voce.


+


Michele Avanzo: chitarra in Blind Impress e Today.


Mirko Spino: grafica.


Xabier Iriondo: montaggio brani.


 


Il quarto volume della serie si apre con due prove di notevole qualità firmate eroma e Yellow Capra. I primi sono una delle proposte più eterogenee del lotto ma mostrano di saper mantenere sempre un`ottima carica emotiva sia quando si avventurano in territori "post" sia quando giocano la carta della new-wave d`autore, mostrando di saper dilatare le atmosfere o renderle più cupe a seconda delle esigenze del brano, mantenersi però sempre ad ottimi livelli. Gran bella apertura! www.Kronic.it (Roberto Bonfanti): novembre 2003


eroma. 18 Kurt si rifà alle atmosfere di "Disarm" degli Smashing Pumpkins. Stupenda. Taxi Driver (Dale P): novembre 2003


 


Gli eroma aprono il cd. Spazio è un intro dalla semplice fattura, è il preludio alla musica degli eroma, semplice per produzione, ma complessa per presa emotiva. nei momenti precedenti la disperazione nasce questa produzione del gruppo veneto, compaiono le voci in 18 Kurt e in Today a descriverne il disagio. i pezzi sono brevi e per questo le melodiose linee tracciate su basi post-rock evidentemente, ma pare esagerato darne un'etichetta, non risultano ripetitive e sfuggono a facili derivazioni. www.alternatizine.com


Quarta fermata: PO BOX52 n°4 eroma/Yellow Capra/Lendormin/Hogwash Percorso nella rarefazione, nella sospensione e nel nascondiglio della propria mente. eroma, sottili trame elettro-acustiche parlate e accompagnate, immagini lente come il panorama al bordo dell'autostrada. Post - it: novembre 2003.


Sono ragnatele le dilatate atmosfere neo-psichedeliche degli eroma, che senza timore si mostrano fragilissimi e mostrano il fianco. Voto: 7/8. Blow UP (Dionisio Capuano): novembre 2003


GLI EROMA PROFUMANO DI SUCCESO. Band alla ribalta. Per il gruppo vicentino una coproduzione intitolata PO BOX 52.4, con cinque brani. Immagini rarefatte e sognanti che affondano le radici nel rock psichedelico diventato ora testo elegante. Un nuovo nome si presenta con una coproduzione di notevole livello. Gli eroma, band vicentina post rock, ha realizzato assieme a Yellow Capra, Lendormin, Hogwash un cd dal titolo PO BOX 52.4 che sta riscuotendo un buon successo soprattutto per i brani dei musicisti vicentini che, partendo da atmosfere decisamente psichedeliche, approdano ad un'eleganza piuttosto rara di questi tempi. La loro strada è partita dal punto in cui la lasciarono i Velvet Underground. Miscelando tutto questo con una certa ambient music degli anni Settanta, hanno creato uno stile tutto proprio. Gli eroma sono composti da Federica Gonzato (basso e voce), Ilaria Ellero (batteria e voce), Giulio Pastorello (chitarra) e Massimo Fontana (chitarra e voce). Dopo aver registrato e pubblicato tre album autoprodotti ed aver partecipato a due raccolte per un'etichetta bolognese nel 2002, eccoli con la nuova produzione della Wallace Records, con cinque loro nuovi brani. Rarefazione sembra essere proprio il loro slogan, anche se in modi diversi. Nel primo brano, Spazio, giocano con una ipnotica melodia giocata su una chitarra altrettanto ripetitiva; nella seconda canzone, 18 Kurt, riprendono il filo conduttore del primo brano sviluppandolo anche con la voce ed un arrangiamento meno minimale; torniamo alla trasparenza con La sottile differenza, melodia leggerissima e sognante, mentre Today, come già in precedenza per i primi brani, pare ampliare il discorso avviato con il brano precedente, sviluppandolo con grande ispirazione. Chiude la sequenza dei brani Blind Impress, forse la più sperimentale delle cinque canzoni  che, su un riff ipnotico di chitarra, costruisce una ricerca sonora di tutto rispetto, senza confini. Quelle proposte dagli eroma sono immagini lente, rarefatte e sognanti, alle quali forse non siamo più abituati in un mondo convulso. Esprimono a volte disagio, a volte serenità, riportando la vena compositiva all'immediatezza, anche se gli arrangiamenti dei brani sono di tutto rispetto, a conferma che nulla è lasciato al caso. Per rendere l'idea basta leggere i versi di 18 Kurt: Carne che brucia lenta e le tue visioni ferme sui prati, ed a che vale questa luce, che illumina la luce? Questa è logica che cosa credevi? E' questo che intendevi per "essere felice"? Luna che splende in canna di fucile e mille gendarmi rapiti da una parola. Ti vedo pelle ed ossa, racconto di te stesso. Capelli rasi e movenze acute, volgi gli occhi al cervello senza tornare. Il giornale di Vicenza (Stefano Rossi): marzo 2004


AA.VV. – PO BOX 52.4 (Wallace Records, 2003)


Gli Eroma (Band d’origine vicentina) sono formati da: Federica Gonzato (basso e voce), Ilaria Ellero (batteria e voce), Giulio Pastorello (chitarra), Massimo Fontana (chitarra e voce) e Nicola Frigo. Questa coproduzione, con cinque loro brani d’apertura, è l’ultimo lavoro e risale a due anni fa; precedentemente sono usciti tre album autoprodotti e una raccolta a cui hanno fatto parte. Assieme a loro, suonano nell’album PO BOX 52.4 (serie di Wallace Records) gli Yellow Capra, i Lendormin e gli Hogwash. Gran bel mix per un totale di 18 tracce. Eroma è sinonimo di post-rock, quadretti rarefatti di una bellezza pittoresca. Con strumenti basilari riescono a dare sensazioni molto forti, dirette e sognanti. Da un post rock classico ("Sottile Differenza"), a qualche tendenza new wave o dark psichedelica (la bellissima e cantata "18 Kurt"), senza scordarci di qualche traccia di noise ("Blind Impress") che non guasta mai. L’unica cosa che, forse, lascia perplessi è il modo di cantare e l’impostazione della voce che tiene le briglie delle sensazioni.


Il quarto volume si apre con la interlocutoria "Spazio" degli Eroma, i quali svolgono un percorso narrativo sospeso ed evanescente. Rockerilla (Novembre 2003)


 


BAAL ZEBUB




 


2002


 


Federica Gonzato: basso e voce.


Ilaria Ellero: batteria e voce.


Nicola Frigo: synt.


Massimo Fontana: chitarra e voce.


 


Registrato al VET MUSIC di Nicola Frigo.


L’atomo è quasi vuoto, pur nei suoi tratti acerbi, rimane tra le cose rock più interessanti passate da qui. Baal Zebub è disco ugualmente notturno, di schiatta anch’esso post-psichedelica, più maturo però senza effetto sorpresa. Comunque, a parte alcune cose già note (Luna), un breve pasmod di Moon Machine, cult song del gruppo; poi una versione evoluta di Belzebuth), la band di Massimo Fontana propone interessanti composizioni, districandosi egregiamente tra ethereal dark (Silenzi)) ed energie rock (Alieno), cercando di evitare la mera favola, bensì di sondare le profondità dell’anima. Troppo ossianici per essere post, troppo consapevoli per essere dark wave, trovano proprio nel sincretismo penombrale la porta magica per il futuro. Dionisio pasmod (Blow Up: n.52, settembre 2002).


Particolari. Viaggiano in una loro dimensione parallela difficilmente etichettabile. Un post-rock debitore di almeno vent’anni di musica. Si fanno ascoltare, sono bizzarri e sorprendono; nascondono qualcosa, ma non è facile trovargli l’anima. Una certa angoscia veleggia su tutta la proposta. RED/flag.com (www.toastit.com, giugno 2002).


Fa piacere osservare come nella laboriosa fucina dell’indie italiana, sia sempre più utilizzato come utensile creativo il binomio suoni e visioni, ed è per questo motivo che se mi si dovesse chiedere un solo termine per sintetizzare il secondo album degli eroma, molto probabilmente lo definirei intimista. Sì perché non è difficile individuare nei testi e nella musica della band una spasmodica ricerca interiore, un’amalgama di vedute cerebrali a volte cupe ed inquietanti a volte ariose e carezzevoli. Baal-Zebub è un album ricco di atmosfere rarefatte che si fondano su un mix tra post-rock e psichedelia con richiami marcati all’elettronica e all’ambient. I brani si snodano attraverso linee melodiche semplici ma ben congegnate, arricchite da chitarre sfregiate e campionamenti ossessivi. Basti pensare a Belzebuth, dove si trovano assonanze con il noise dei primi Marlene Kuntz e ipnotismi che ricordano la corrente trip-hop intrecciati ad un’onirica nenia, a P.V.N, personale ed angosciante rappresentazione di un luogo reale (clinica psichiatrica), alla bellissima King e Sirene (vicina ai C.S.I di Linea  Gotica), a Vollbringen, in cui la sperimentazione sonora e la psichedelia fanno da padroni. Antonio Gatti (www.rockit.it, 17 luglio 2002)


L’ATOMO E’ QUASI VUOTO



Ilaria Ellero: batteria e voce.


Federica Gonzato: basso e voce.


Massimo Fontana: chitarra e voce.


1999


Questo lavoro ci ha favorevolmente colpito, perché, pur nella consapevolezza (nell'ennesima dimostrazione) che il rock è eterno presente dove nulla accade davvero, gli eroma le acque, se non le confondono, perlomeno le agitano un poco. E' vero siamo sempre stretti lì, nelle penombre di un passato che ritorna con l'odore di Barret (Sin)) e chiude i tempi con una cover (Heroin). Ma in mezzo ci sono così tante cose che ci si perde piacevolmente. Spezie e sapori di Pink Floyd, Opal, Velvet, My Bloody Valantine, psichedelia e dark, noise e malinconia, italiano e inglese. Quasi alla fine, poi, lo strumentale Moon Machine, una spirale di chitarra sull'orlo del deliquio post rock. Musica con difetti e peccati originali ma bella come una casa infestata dai fantasmi. Entrateci. Dionisio Capuano (Blow Up: n.19, dicembre 1999).


Gli arpeggi degli eroma ci hanno già fatto compagnia in passato: in questo cd, L'atomo è quasi vuoto, si caricano di tinte ancor più crepuscolari ed offrono delle piccole odi elettroacustiche, inquietanti e catartiche. Talvolta i jingle-jangle delle chitarre si dissolvono verso toni più darkoidi ed ossessivi, ma in generale il gruppo di Federica Gonzato (basso e voce), Ilaria Ellero (batteria e voce) e Massimo Fontana (chitarra e voce) tratteggia richiami in nero e punkizzati a band come Opal e simili, senza inchinarsi più di tanto a riferimenti stretti ed approdano su vie quasi psichedelico-minimali. Una tensione verso l'ipnosi elettrica che si merita il terzo posto. Terzo posto al M.E.I di Faenza nel 1999, Brico Sound.


E' forte la tentazione, parlando degli eroma, di tirare in ballo il post-rock e di cavarmela con le solite frasi di circostanza sulla circolarità delle melodie e via dicendo. Certo, tutto questo è ben presente in questo lavoro, ma c'è anche molto di più. Anzitutto la voce, maschile e femminile. Poi le influenze, dalla new wave più oscura al noise e alla scena indie americana. Il tutto ben miscelato, in modo da sortire risultati personali e, talvolta, sorprendenti. Si pensi all'iniziale Anatta o, ancora meglio, alla ballata Domenica 23, a mezza via tra i Velvet Underground del terzo disco e i Sonic Youth (e non sono mica nomi da poco…). Il cd prosegue poi alternando efficaci brani strumentali (Strangers, la lunga Moon Machine), crepuscolari momenti di atmosfera (The Hurricane, Sin) e persino inaspettati  squarci ambient (più o meno) elettronica (Ave), per un risultato finale di piacevole ascolto e, soprattutto, di gran lunga superiore alla media. Da ascoltare, quindi, con la dovuta attenzione: la merita tutta. Aurelio Pasini (www.rockit.it, 8 maggio 2001).


L'atomo è quasi vuoto è un album dalla scrittura non facile, sebbene la lettura che ne risulta sia perfettamente pacifica. E' musica da cogliere nel piccolo dettaglio, nel frammento, nel gioco chitarristico, nei pattern ritmici. Le partiture si muovono in continuazione sfuggendo a ogni tentativo di catalogazione e al consueto gioco delle citazioni, brutta abitudine di ogni recensore. I pezzi si spostano tra delicati arpeggi dalla vena malinconica e surreale, melodie ora placide ora ossessive, perentori cambi d'umore. Gli eroma ci regalano quasi cinquanta minuti di musica davvero notevole. Combattuta tra atmosfere intimiste e improvvisi scoppi di tensione. Tesi alla ricerca degli elementi fondamentali ed essenziali. Dove non c'è spazio per nessuna concessione all'arrangiamento, per nessun sovraccarico di suono: solo lo stretto essenziale all'economia del pezzo. Una disciplina che impreziosisce i pezzi e che conduce ad una perfetta sinossi tra struttura e sfumatura. Se una salutare vena malinconica (leggi dark) impreziosisce la voce, non posso, per alcune melodie, non scomodare il geniale Barrett. Ma non c'è solo questo. C'è la voglia di esprimersi, di sperimentare con gli strumenti, di scrivere belle canzoni… e se non vi ho convinti ad ascoltarlo, non so che altro dirvi. Andrea Dreini (www.spazio.org, 2000).


BLUESOUND



Federica Gonzato: basso.


Ilaria Ellero: batteria e voce.


Massimo Fontana: chitarra e voce.


Gi Gasparin: chitarra e voce in Otra.


Registrato a casa di Gi.


1998


Gli eroma propongono suggestioni psichedeliche minimali, venate di attitudine dark, che sanno liquefarsi con un eleganza piuttosto rara da raggiungere, almeno di questi tempi. Un approccio tutto emozionale che trasmette chiaroscuri a volte sinistri, altri dolcemente intensi: al sottoscritto ha portato alla memoria quell'incredibile miscuglio di sospensioni sonore che furono gli Opal, con un pizzico di verve aggressiva in più, ma le canzoni sciorinate (talvolta in italiano) hanno cose proprie da raccontare. Il tutto con l'aiuto di chitarra, basso e batteria, con qualche subitanea apertura rumorosa. John Vignola (Rockerilla: n.225, maggio 1999).




permalink | inviato da il 1/1/2007 alle 2:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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